Sicuramente lo smart working sta insegnando a tutti una cosa molto importante: la prossima volta che entreremo nei nostri uffici guarderemo le nostre sedie con un occhio diverso, quasi amorevole. In queste enne settimane di quarantena forzata chi ha avuto la necessità di portare avanti le proprie attività si è dovuto scontrare con il demone dell’ignoto, perfino chi è stato in grado di mandare avanti un business identico per oltre quarant’anni.

Da tempo, ormai, si parla di lavoro agile, di smart working, di remote working e di flessibilità oraria: una realtà che sta diventando sempre più costante in tutto il mondo. Questa pandemia ha reso possibile l’ascesa di alcuni processi, bruciando però le normali tappe di transizione che un cambiamento del genere comporta.
Potremmo asserire che ci troviamo finalmente davanti ad un cambiamento epocale del modo di lavorare?
Potremmo sicuramente dirlo, ma sono dell’opinione che un’affermazione del genere non sarebbe corretta ai giorni d’oggi perché, probabilmente, quello che molti di noi si sono trovati, forzatamente, a fare di smart ha veramente poco e la sua durata non sarà garantita in futuro.

Non è sufficiente spostare il luogo di lavoro da un’ipotetica sede A a B senza ripensare a come si dovrà lavorare all’interno dell’innovazione tecnologica. Vanno ripensate le modalità operative, gli orari, l’organizzazione di spazi fisici, gli indici di valutazione e le attività di management.

Potremmo ritenere che un’attività diventa “smart” nel momento in cui i benefici dati dai supporti tecnologici riducono i costi impliciti, come l’organizzazione personale del proprio tempo, e quelli espliciti, come le spese di viaggio, i pernottamenti, nonché i supporti fisici.
Ora, molti lavoratori si trovano dentro un ibrido che potremmo chiamare “quarantine-working” e che potrebbe gettare le basi per un modo più consapevole di fare business: dove gli orari sono scadenzati a seconda delle attività quotidiane e non più dal canonico “turno”; dove è possibile ripianificare l’agenda trasformando le call in auto in incontri senza distrazioni e dove la condivisione delle informazioni diventa immediata.

Bisogna prepararsi ad una giornata di lavoro in casa con la stessa cura con cui si andava in ufficio: trovare una stanza in casa adatta e isolata da distrazioni, curare il proprio aspetto, pianificare l’agenda e, soprattutto, continuare a vivere l’ufficio a distanza mantenendo il rapporto con i colleghi e favorendo momenti di condivisione e di pausa per vivere l’ufficio senza ufficio. I supporti per fare tutto questo non mancano, sono in continuo sviluppo e offrono già soluzioni complete per poter gestire il proprio business con maggiore efficienza rispetto al passato. Quello che deve ancora cambiare, o forse sarebbe meglio dire maturare, è la nostra mentalità.

Fare smart working è possibile un po’ ovunque, ma non possiamo pensare di ridurre il tutto ad un semplice lavoro da casa quanto più ragionare su politiche attive di sviluppo: dai nuovi programmi di video conference, a sistemi di interconnessione per le realtà produttive che permettano di gestire parte delle attività di uno stabilimento, di un cantiere o di un ufficio anche senza presenza fisica.

Tutto questo c’è già, basta gettare il cuore oltre l’ostacolo.