Storie di Lavoratori

Le “Storie di Lavoratori” sono testimonianze dei candidati di SCR che hanno trovato il lavoro desiderato o protagonisti aziendali che, grazie alle Storie di Impresa, hanno deciso aprirsi ulteriormente alla condivisione e ci hanno portato alla loro postazione di lavoro per farci osservare ulteriori punti di vista. Attraverso le interviste, conosceremo il dietro le quinte del recruiting, della selezione fino alla nascita di un contratto di lavoro, e vederemo come si trasforma un CV in un volto, un ruolo e nell’ impatto che una persona porta in azienda non solo in competenze ed esperienze, ma anche sottoforma di idee, visione e progetti di crescita.

Creatività e competenza come ingredienti dei prodotti di Abafoods

Da 15 anni nel mercato alimentare, Abafoods è un’azienda specializzata nella produzione di bevande biologiche alternative al latte e succhi di frutta, che nel 2015 è stata acquisita dalla multinazionale olandese Wessanen. Negli anni l’azienda si è contraddistinta per la grande attenzione alla qualità delle materie prime utilizzate, che coltiva direttamente, e per la forte tendenza all’innovazione e alla sperimentazione di nuovi sapori.
In occasione dell’attivazione della ricerca per una nuova risorsa nel reparto di ricerca e sviluppo, un R&D Formulation Manager, abbiamo parlato con Luca Europeo, Direttore Operation dell’azienda, per approfondire i valori e le qualità che hanno portato Abafoods a distinguersi nel mercato biologico.
Ma prima di leggere l’intervista che abbiamo condotto per il Magazine di SCR, vogliamo lanciare un invito a chi fosse interessato a prendere parte ai percorsi di selezione che abbiamo aperto per quest’azienda: si tratta di una ricerca profili che stiamo curando per il team R&D.
Credi di avere le competenze che interessano questa selezione? Manda il tuo curriculum a curriculum@scrconsulenza.it

L’intervista a Luca Europeo, Direttore Operation di Abafoods
ABAfoods: una storia d’impresa che si fa grande. Qual è la formula del successo per mantenersi competitivi in un mercato che cambia sempre più, ed è sempre più informato ed esigente?
L’innovazione è da sempre nel DNA aziendale, tanto che
l’azienda è stata tra i primi produttori in Europa a realizzare bevande alternative al latte
ormai quasi quindici anni fa, di fatto creando un prodotto e un mercato che oggi soddisfa milioni di consumatori.
Sviluppo tecnologico e nuovi prodotti creati con  ingredienti buoni e naturali è ciò che ha consentito all’azienda di entrare a far parte nel 2015 del gruppo multinazionale Wessanen espandendo il proprio mercato dal canale specializzato in cui l’azienda è leader in Italia e in Sud America al più competitivo mercato retail in Europa in cui siamo già leader in Francia, ma anche a un nuovo mercato export globale.
Innovazione, responsabilità sociale, naturalità e crescita sostenibile: dove vi sta portando tutto questo?
Rispondere alle richieste di un mercato sempre in evoluzione ha richiesto all’azienda creatività e capacità, che sono state messe in campo e che hanno portato alla realizzazione di ricette ricercate, con cereali come il miglio, il farro e la sempre più richiesta avena; l’azienda ha lanciato per prima bevande con varietà integrali di cereali; ha saputo essere “stagionale” con il nuovo ingresso delle bevande a base castagna e ha lanciato di recente il cocco “supreme” con latte e acqua di cocco. Non mancano le innovazioni a base di mandorla che seguono il trend in crescita delle noci e molto altro.
Bisogna sempre pensare a nuovi ingredienti e nuove collaborazioni, per questo siamo presenti a tutte le principali fiere internazionali di settore e abbiamo un attivo team di marketing con il quale il confronto è costante.
I nostri consumatori inoltre sono molto attenti sia al tema della filiera che della responsabilità sociale d’impresa; per questo il lavoro di sviluppo si estende spesso alla ricerca di fornitori e cooperative agricole selezionate testando attentamente le materie prime e cooperando per la realizzazione di qualcosa di unico. Non a caso ABAFoods è certificata BCorp.

Come ha fatto l’azienda a realizzare un’offerta che risultasse utile per la vita di tutti i giorni dei consumatori ma al contempo raffinata?
Abafoods ha saputo anticipare i tempi e lavorare oggi sui sapori di domani ma anche andare a rinnovare la gamma con una frequenza alta per mantenere sempre alto il gradimento del consumatore.
Con l’ingresso in Wessanen ABAFoods ora ci si confronta sia con i consumatori del canale specializzato, sempre attenti al profilo nutrizionale, a una lista ingredienti semplice e naturale ma necessariamente ricercata e mail banale; sia con i consumatori del canale retail; più alla ricerca di un’alternativa al latte che sia però gustosa e non un sacrificio. Oggi lo facciamo con un portafoglio completo di oltre 250 ricette che richiedono oltre 1000 ingredienti diversi.
La difficoltà di portare sempre qualcosa di nuovo si unisce alla possibilità di poter rielaborare una materia prima unendo alle competenze tecniche sul prodotto la propria creatività e inventiva;  l’unico “limite” è quello che offre la natura!
Assieme ad SCR state realizzando un percorso selettivo per un R&D Formulation Manager: da dove deriva la necessità di inserire una nuova risorsa nel team? E cosa vuol dire lavorare nel reparto Ricerca e Sviluppo di ABAFoods?
Il nostro team è in continua crescita ed evoluzione. L’obiettivo di questa ricerca è trovare una persona che porti nuove idee e competenze in azienda e che sia in grado di recepire correttamente i trend di mercato, per continuare ad anticipare i gusti e le mode dei consumatori e proporre soluzioni innovative che vadano incontro ai gusti attuali e ai bisogni futuri dei nostri consumatori.
Fare R&D in ABAFoods significa lavorare in gruppo, su un prodotto che lascia molto spazio alla creatività,  migliorare i processi, creare e migliorare le ricette e costruire, come abbiamo sempre fatto, un futuro di crescita sostenibile.
Se vuoi diventare anche tu parte del team R&D di ABAFoods, manda il tuo curriculum a curriculum@scrconsulenza.it

Se l’industria ha un capo donna: l’esempio di Romina Urbinati

La revisione della struttura organizzativa come chiave per il miglioramento e la crescita dell’azienda è la storia di Urbinati verso l’internazionalizzazione, di cui abbiamo raccontato la consulenza di SCR nell’articolo precedente.

Abbiamo chiacchierato con Romina Urbinati, attuale Direttore Generale di questa azienda, che ci ha aiutati a riflettere su importati tempi che riguardano le organizzazioni. Grazie a questa intervista abbiamo l’opportunità, in particolar modo, di aprire una delicata questione che riguarda le imprese nel nostro Paese- e non solo- e cioè quello sullo stile manageriale femminile e sul gender gap.Ma prima, recuperiamo il quadro della storia di consulenza.

Il cambio generazionale e l’arrivo di Romina Urbinati in azienda

In questi ultimi anni, la Urbinati s.r..l. ha vissuto un importante cambio generazionale quando al fondatore Nino Urbinati è succeduta la figlia, Romina Urbinati.

La necessità di gestire con attenzione questo delicato momento di passaggio, unita alla volontà del nuovo Direttore Generale di far crescere l’azienda con alcuni importanti cambiamenti organizzativi, hanno fatto sì che venisse richiesto l’intervento di SCR nel supportare il management in una riorganizzazione della struttura aziendale e nella gestione delle nuove dinamiche interne.

Quando SCR ha conosciuto l’azienda e Romina Urbinati è apparso subito chiara la volontà del top management di apportare profondi cambiamenti all’organizzazione interna dell’azienda, al fine di ottimizzare i processi produttivi, potenziare l’attività commerciale e migliorare la gestione delle risorse umane. Ecco come ne parla la protagonista in un video di due anni fa, in occasione dell’ inaugurazione della stessa azienda Urbinati, a San Mauro Pascoli (FC).

L’intervista di SCR a Romina Urbinati

Uno dei temi più delicati delle organizzazioni è sicuramente quello del ricambio genazionale: ci può raccontare come avete affrontato il vostro, in occasione del passaggio di consegne che l’ha vista protagonista?

Cambio generazionale è un tema molto vasto. Significa cambio di mentalità, cambio di stile manageriale, nel mio caso rapporto padre e figlia e Uomo e Donna. Si parla di un percorso graduale che  ha all’interno fasi complesse. A volte si fanno dei grandi passi avanti, a volte bisogna ritornare un po indietro, per poi tornare avanti dopo. Tutto questo in una visione evolutiva dell’Azienda.

Un altro dei temi legati alla sua esperienza riguarda la presenza di una donna leader a capo dell’impresa, e il relativo modello femminile di leadership. Crede che l’organizzazione fosse pronta a questa novità?

Nessuno è pronto a un leader donna

sia il mondo esterno che i collaboratori interni, pertanto dobbiamo faticare molto di più per fare comprendere le nostre capacità e competenze che devono essere anche più ampie del necessario. Dobbiamo faticare per conquistare la fiducia di chi lavora con noi e lavorare sempre con la massima attenzione per non perdere la fiducia acquisita.

Se confronta la sua esperienza aziendale in particolare con quella italiana in generale, quali differenze nota in tema di management guidato da donne?

La donna manager è più precisa, attenta ai particolari e soprattutto capace di prendere decisioni in modo più rapido.

Tra le decisioni importanti che ha preso sin dai primi momenti in cui ha guidato l’azienda, c’è stata la volontà di ottimizzare processi produttivi e commerciali: quali sono state le premesse e le motivazioni di questo passaggio? In che modo siete riusciti a trasformare le difficoltà in nuove proposizioni di valore per la vostra offerta di servizi?

Il miglioramento continuo fa parte del mio DNA, pretendo il mio
personale miglioramento e ricerca della perfezione e questo poi lo porto anche
nell’azienda che dirigo. Il problema è accettare di non poter avere tutto e
subito e darsi i giusti tempi per raggiungere gli obiettivi, abbiamo
imparato a vedere le difficoltà come opportunità di miglioramento.

Condividerebbe con i lettori del nostro Magazine come ha deciso di iniziare a collaborare con SCR?

Mi serviva un punto di vista esterno, un occhio puro, non contaminato dalle dinamiche di tutti i giorni. Spesso capita di crearsi una propria realtà, ma che non corrisponde alle condizioni effettive.

Ecco, avevo bisogno di vedermi dall’esterno e ho fatto scoperte incredibili che mi sono servite per prendere strade nuove.

Lei crede che sia sempre vero che in Italia le donne abbiano più difficoltà degli uomini a far valere la propria leadership? Qual è un consiglio che si sente di lasciare alle donne manager, alle professioniste o alle imprenditrici che vogliano esprimere la propria capacità e volontà di guidare organizzazioni nel nostro Paese?

Per la donna In Italia è sicuramente più difficile emergere, ma non impossibile. Come ho detto prima, è necessario faticare il doppio, conoscere e comprendere anche più del dovuto per far capire le proprie capacità e conquistare un posto di comando.

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Sliding Doors: comunicazione interna aziendale e ai team

Se scrivo “la comunicazione” cosa vi salta in mente? A me per prima cosa viene da pensare: ecco, l’ennesimo corso di formazione, su come si parla, come si ascolta, come si legge il paraverbale, bla bla bla.
Quei concetti utili che nessuno è in grado di applicare in azienda per più di 2 settimane (in qualche caso illuminato, 2 mesi…) dal termine del corso; quella teoria che è bene conoscere ma che ci sembra lontana dalla realtà fatta di tensione, fretta, priorità, problemi.
La comunicazione in azienda, come in tutti i contesti del nostro vivere quotidiano è in realtà spesso ciò che fa la differenza tra far andar bene o far finire male una cosa.
È una banalizzazione, lo so, ma cerco di riassumere per poi spiegare meglio cosa intendo con un esempio.
Scene di vita quotidiana in azienda: arriva l’email del capo (e tutti si dileguano)
Sono di fronte al mio pc e sto mandando una mail nella quale invito i miei collaboratori a partecipare attivamente ad un nuovo progetto. Vorrei che si sentissero motivati e coinvolti, vorrei che mi rispondessero con un siiiii, ci siamo!
Invece non arriva nessun feedback del genere, solo qualche ok o poco più…

A quel punto penso che davvero non vale la pena sforzarsi più di tanto, che le persone che lavorano in questa azienda (a differenza di quello che succede in altre… “il giardino del vicino è sempre più verde”) non ci tengono più di tanto, non vogliono uscire dal loro orticello, stanno comode così, abituate da sempre al loro tran tran rassicurante.
Entra Giulia e mi dice che il suo bambino si è ammalato e mi chiede un permesso per uscire prima. Io le dico di si, ovviamente, come faccio a dirle di no? Ma con la faccia di quella che si è appena tolta il sangue per venire incontro a questa esigenza (o capriccio. Non poteva proprio fare diversamente?) la conferma del mio pensiero!).

Giulia, dal canto suo pensa che questa richiesta sia legittima per l’impegno e la presenza che sempre dimostra e quindi non capisce il perché del mio atteggiamento. Pensa che io ce l’abbia con lei per qualcosa o, allargando, che sono ingiusta con i miei collaboratori.
Al caffè incontra Paolo che ha letto la mia mail e le dice: “hai visto la mail? Hai visto quando scrive: mi aspetto questa volta il massimo impegno da voi, il vostro coinvolgimento è essenziale alla buona riuscita del progetto?…”

E se non avessi scritto “questa volta?” cosa sarebbe successo? Sliding doors…
Un corso di formazione manageriale pensato anche per il Cambiamento
Ne parliamo da un po’: si tratta del corso di formazione manageriale SCR, ideato insieme a FederManager e RetePMI, iniziato a gennaio.
L’edizione 2019 è strutturata in singoli moduli, che possono essere acquistati insieme oppure separatamente, per crearsi un percorso personalizzato secondo esigenze e desideri, ecco perchè è ancora possibile richiedere informazioni e aderire all’iniziativa, in particolar riferimento per la data del secondo modulo.
Riepiloghiamo, quindi, il programma che ci aspetta:

Modulo 2: La comunicazione in azienda
19/02/19, dalle ore 9.00 alle 16.00
Relatori: Dr. Even Mattioli, Dr. Mario Longavita
Modulo 3: La definizione dei ruoli aziendali
19/03/19, dalle ore 9.00 alle 16.00
Relatori: Dr. Mario Longavita, Dr.ssa Marinella Maccarrone
Modulo 4: Individuare e valutare i talenti
16/04/19, dalle ore 9.00 alle 16.00
Relatori: Dr.ssa Stefania Suzzi, Dr.ssa Elisa Fossi
Modulo 5: La gestione del cambiamento e dell’errore 
21/05/19, dalle ore 9.00 alle 16.00
Relatori: Dr.ssa Marinella Maccarrone, Dr. Mario Longavita
Modulo 6: Valorizzare il capitale umano
05/06/19, dalle ore 9.00 alle 16.00
Relatori: Dr.ssa Marinella Maccarrone, Dr. Mario Longavita
Modulo 7: La solitudine dell’imprenditore e del manager
19/06/19, dalle ore 9.00 alle 16.00
Dr.ssa Marinella Maccarrone, Dr. Even Mattioli

Per conoscere le modalità di partecipazione e fare domanda di iscrizione, inviare un’email a: 
 info@scrconsulenza.it
o, in alternativa, compilare questo form:

 
Approfondisci l’argomento: Comunicare in azienda: l’asset strategico per la buona riuscita dei progetti

“Diversificare i clienti per internazionalizzarsi”: la ricetta della crescita aziendale secondo Renzo Righini

Nella storia di impresa dedicata a F.lli Righini abbiamo raccontato la storia dell’azienda e il rapporto che si è venuto a creare con SCR per le attivitià di ricerca e selezione del personale.
Introduciamo l‘intervista al titolare, riprendendo proprio un passaggio dell’articolo:
Renzo Righini, in uno dei primi incontri, ci lanciò una suggestione: “come imprenditore una delle mie prime preoccupazioni quando mi sveglio la mattina è far sì che le persone che lavorano qui vengano a lavorare volentieri”.
Queste parole, a noi che stavamo avviando una nostra impresa, sono rimaste nel cuore, e oggi che sempre più si parla di benessere lavorativo, employer branding, vediamo grandi slogan e poca sostanza … in questo caso invece vediamo concretezza da costruzione meccanica. 
Ma andiamo all’approfondimento: ecco gli argomenti di cui abbiamo parlato durante l’incontro con Renzo Righini, che ha risposto così alle nostre domande.
 

Ricorda com’è avvenuta l’evoluzione da azienda specializzata nella manutenzione navale fino all’orientamento verso l’offshore? Ce la racconta? In azienda o in famiglia c’erano obiezioni verso il nuovo business oppure è avvenuto tutto in maniera automatica?
Vivo l’azienda da quando avevo 10 anni, con continuità dal 1973, il passaggio all’offshore l’ho vissuto direttamente. Prima facevamo riparazioni navali e costruzione di pezzi di ricambio per clienti come le Officine Maraldi. Il mondo cambia e se vuoi evolverti devi cambiare anche tu.
Negli anni abbiamo assistito ad un’evoluzione della meccanica, che noi abbiamo seguito, non devi essere un genio ma è necessario capire le evoluzioni. In famiglia non ci sono state obiezioni o scontri, non abbiamo modificato il nostro business, siamo sempre stati legati alla meccanica.
Il punto di svolta è stato negli anni ’80, alcuni nostri clienti sono andati in crisi, alcuni ci hanno fatto nuove richieste, o abbiamo letto correttamente una loro esigenza, a questo si è unita la nostra voglia di fare qualcosa che fosse pensato e studiato da noi.
Nelle manutenzioni navali non c’erano margini, sulle navi la vita era difficile, nel 1987 ci fu l’incidente della Mecnavi, decidemmo di uscire dal settore e cominciammo a lavorare sempre più con Saipem, ci hanno proposto di fare delle piccole cose e abbiamo creduto che un forte contenuto tecnologico potesse essere la base per il nostro futuro, abbiamo così iniziato a fare un lavoro completamente diverso e abbiamo creato l’Ufficio Tecnico. I primi lavori sono stati semplici ma ci abbiamo creduto, con decisione.
Col tempo abbiamo saputo diversificare i clienti internazionalizzandoci sempre più.
Cosa succedeva. invece, ai reparti interni all’azienda man mano che il tipo di lavoro cambiava? I lavoratori si sono adattati o hanno avuto difficoltà in quella fase?
Non ci sono stati grossi traumi anche se in officina un po’ di malumori ci sono stati. C’erano operai specializzati che prima potevano fare le prime donne, ma le loro competenze sono diventate meno importanti, alcuni sono cambiati con noi, altri hanno scelto altre strade, altri sono entrati. Abbiamo costruito una squadra diversa.
Nei team di lavoro attuali, invece, quanto contano alcune competenze molto tecniche rispetto a quelle più umane? In che modo valutate i due tipi di skills?
Abbiamo un vizio: una base tecnologica fortissima. I clienti non ti danno il lavoro perché sei simpatico o hai il commerciale bravissimo. Conta il pedigree, conta quello che hai fatto.
Le competenze tecniche sono la cosa più importante, sono la base.
Contano però anche le doti umane, sapersi relazionare, essere propositivo, essere di stimolo. Il nostro è un lavoro di team, è importante farsi capire e comprendere, chi si trincera dietro la propria scrivania fa fatica.
 

Provando a guardare al futuro dei prossimi anni, secondo lei come cambierà il settore e quindi aziende come la sua?
Questa è un delle cose che mi cruccia di più, forse il problema più grande oggi è l’incertezza. La vita va avanti per passi, con applicazione, impegno, sacrificio, con la voglia di fare le cose.
Capire cosa avrebbe fatto l’azienda nel futuro una volta era un problema che non mi ponevo, ora ci penso a come dare un avvenire all’azienda intera, intesa come tutte le persone che ci lavorano dentro: serietà, professionalità, correttezza (coi clienti, coi fornitori, coi dipendenti), avere dei contenuti da mettere nel lavoro. Spero che siano cose che varranno ancora.
Cos’è per lei il cambiamento?
Il cambiamento oggi è una parola fin troppo abusata. Il cambiamento è un processo lungo che si fa con passione, dedizione e impegno.
Per concludere, abbiamo deciso di aprirci al dialogo con i nostri lettori e invitarli a inviarci i loro CV per la F.lli Righini: può aiutarli a capire quale candidato rappresenta per voi l’ideale?  E quale potrebbe essere un consiglio che si sente di lasciare alle nuove risorse interessate a lavorare con voi?
Credo sia necessario sposare un’idea, è necessario avere l’entusiasmo di venire a fare qualcosa che è sempre nuovo, molto spinto da un punto di vista tecnologico. Non cerchiamo chi vuole fare un lavoro routinario. È necessario avere un forte senso della curiosità, avere passione per quello che facciamo.
Quando assumo una persona guardo alla sua motivazione, alla passione per il nostro settore e alla capacità e di dialogo e confronto, non è più, se lo è mai stato, il momento del genio che non sa dialogare con gli altri.
Se vuoi diventare anche tu parte del team di F.lli Righini, manda il tuo curriculum a curriculum@scrconsulenza.it
 
 
[Copyright photo Renzo Righini: www.settesere.it]

Valutare il potenziale: i mentori in relazione alle giovani risorse

L’inserimento di una risorsa junior all’interno di un’azienda è un processo che necessita di una particolare attenzione nella fase di selezione. Per trovare la persona giusta non è sufficiente valutare il candidato per come è oggi, ma occorre immaginare la sua crescita in prospettiva, capire se l’azienda può soddisfare le sue aspettative anche nel lungo termine, valutare in che modo potrà applicare le competenze possedute ad oggi e quali potrà sviluppare in futuro secondo la sua indole e i suoi obiettivi.
Per questo motivo, in SCR valutiamo attentamente il potenziale dei candidati giovani attraverso approfonditi colloqui di selezionee test psicoattitudinali specifici.
Grazie alla qualità di questo processo, inseriamo candidati junior che crescono all’interno dell’azienda fino a ricoprire posizioni di responsabilità. È questo il caso diAndrea Saporetti che, inserito in Solo Affitti spa come tirocinante, oggi è diventato Responsabile Formazione e Ricerche di Mercato.
Abbiamo parlato con lui del suo percorso.
Imparare è come remare controcorrente, se ti fermi torni indietro
Ciao Andrea, è con un emblematico proverbio cinese che ti presenti alla tua rete di LinkedIn. Perché hai scelto queste parole per presentare il tuo lavoro?
Come Responsabile della Formazione del franchising immobiliare Solo Affitti, mi occupo ogni giorno di accompagnare nuovi o meno nuovi imprenditori nel proprio percorso di crescita, tanto professionale quanto imprenditoriale.
La formazione serve per emergere, nella fase di start up: questo è ovvio. Ma in un mercato competitivo come quello attuale, anche una volta raggiunta una certa tranquillità, direi una “comfort zone”, nel nostro mercato di riferimento grazie alle competenze acquisite nel tempo, il rischio di addormentarsi sugli allori può essere l’inizio di un -più o meno lento- declino.
Il mercato cambia ad una velocità impressionante e modelli imprenditoriali validi fino a pochi anni fa oggi sono del tutto inefficaci. Non c’è scelta: o siamo i primi a lavorare su un costante miglioramento e aggiornamento delle nostre competenze e capacità, oppure qualcun altro attorno a noi lo farà e rimarremo indietro, vanificando gli sforzi con cui ci eravamo conquistati la nostra posizione in passato.
Iniziamo dal tuo percorso in Solo Affitti: oggi hai un ruolo di responsabilità nella delicata area dell’Ufficio Studi, ma sei entrato nella struttura aziendale come tirocinante. Com’è avvenuta la crescita? E quando hanno contato le competenze tecniche rispetto a quelle personali?
Le seconde sono state l’innesco delle prime.
Certo, senza le competenze tecniche acquisite durante gli studi universitari non sarei mai riuscito ad organizzare le attività di un Ufficio Studi di un network immobiliare partendo da zero, o poco più. Quella di gestione delle ricerche di mercato nel settore immobiliare è un’attività nella quale devi possedere competenze tecniche di base che ti permettano da un lato di saper lavorare i dati e dall’altro di riuscire a trarre dai risultati delle analisi condotte significati economici di interesse per il tuo target, nel nostro caso per la stampa e i media, più in generale.
Ma per chi, come me, dieci anni fa stava entrando nel mondo del lavoro le sole competenze tecniche non bastavano. La determinazione, l’impegno, la (maniacale?) precisione in ciò che faccio, ma anche l’essere appassionato all’analisi dei fenomeni quantitativi -retaggio della facoltà di economia-, così come alla scrittura e alla divulgazione -retaggio del liceo classico- sono state basi fondamentali per riuscire a gestire in autonomia l’attività dell’allora neonato Ufficio Studi di Solo Affitti.
Non abbiamo potuto fare a meno di notare il progetto Blogaffitto, l’evoluzione editoriale in digitale del gruppo che avete definito “dialogica per definizione” :ma perché pensi che in ambito sia educativo che comunicativo ci sia bisogno ancora di uno spazio del genere per le aziende?
Tutti ti vogliono sempre vendere qualcosa. E il settore immobiliare non è certo immune da questa logica.
Creare uno spazio di informazione per chi vive quotidianamente il mondo dell’affitto, come proprietario o come inquilino, serve ad abbattere le distanze, a far conoscere e riconoscere la professionalità di Solo Affitti senza che il lettore debba sentirsi sempre in guardia, pronto a schivare la pubblicità o la marketta di turno.
Se il continuo aggiornamento del lettore su un argomento, quello dell’affitto, trattato poco e male sul web, viene riconosciuto di valore, quel lettore si fiderà di te come professionista e diventerà un giorno anche tuo cliente, senza che tu debba rincorrerlo e annoiarlo a colpi di spot.
Si tratta senza dubbio di un modo soft, forse più lento di altri, ma senza dubbio efficace, di accreditarsi agli occhi del potenziale cliente come professionista capace ed affidabile, saltando la barriera psicologica creata dal continuo bombardamento pubblicitario a cui siamo esposti su ogni canale di comunicazione.
Potrebbe essere questo anche un modo per avvicinare un pubblico più giovane ai temi della formazione professionale?
Ritengo imprescindibile oggi, nel settore della formazione e della crescita professionale, l’utilizzo di strumenti quali blog, social network e video. Non solo, e non principalmente, perché più utilizzati rispetto ad altri dalle giovani generazioni. Soprattutto, sono utili perché sono in grado di incuriosirci, di ispirarci, di farci riflettere su noi stessi e su ciò che ci circonda; sono perfetti per parlarci, per interloquire con noi, per raccontarci un punto di vista su ciò che ci circonda -anche sul mondo del lavoro- senza dovercelo imporre.
Sono cioè particolarmente adatti a creare in noi la consapevolezza di un fabbisogno formativo di cui abbiamo solo parziale consapevolezza, senza tuttavia scontare l’effetto professorale che notiamo quando qualcuno ci dice che abbiamo dei gap da colmare. Un articolo di blog letto per un po’ per caso, un po’ per curiosità su un social network, che ci parla degli skills più ricercati nel mercato del lavoro può farci riflettere sull’importanza di darci da fare e iscriverci finalmente a quel corso di inglese che, in cuor nostro, sappiamo che potrebbe dare una svolta alla nostra carriera.
Come pensi sarà il futuro della libera professione e, in generale, delle figure dedicate ad analisi, ricerca, mediazione e comunicazione tra i diversi attori di mercato?
Per fare il mediatore non bisogna più essere bravo di parlantina e saper circuire di parole i clienti interessati a comprare, vendere, affittare una casa. Certo, le competenze negoziali sono ancora tra le più ricercate: sono la base del mestiere e la fonte del successo di un professionista immobiliare. Noto, purtroppo, che né a scuola, né all’università ci si concentra sulla formazione degli studenti su skill tanto richiesti dalle aziende: basti vedere la quantità di annunci di ricerca lavoro per figure come il sales account, l’account manager e simili.
Tuttavia, il mercato è cambiato e, in particolare, è aumentata la consapevolezza della clientela. Fino a quindici anni fa la professione del mediatore fondava il proprio successo sull’asimmetria informativa tra i clienti e il professionista: riguardo ai prezzi di mercato, agli immobili disponibili per lo scambio, alla normativa del settore.
Che tipo di competenze sono oggi richieste, e verranno richieste sempre più, ai giovani con un potenziale di crescita in queste aree, quindi?
Oggi internet ha spazzato via la gran parte di quel vantaggio informativo nelle mani dell’agente d’affari in mediazione. I prezzi di mercato e gli immobili a disposizione sono a portata di click per chiunque, sui principali portali immobiliari. Il cliente, inoltre, è più informato e preparato di un tempo sulle normative di settore: di acquirenti, venditori, proprietari e inquilini sprovveduti se ne vedono sempre meno.
Per questo il professionista dell’intermediazione, per non soccombere di fronte alla disintermediazione che internet ha portato con sé, deve necessariamente creare valore, alzando l’asticella della professionalità.
Come? La strada è quella di diventare il punto di riferimento unico per il cliente nella gestione della transazione immobiliare, facendo in modo di:

assicurare maggiore velocità alla transazione e un migliore prezzo di scambio, padroneggiando al meglio le opportunità che il web offre come catalizzatore degli scambi, ma essendo anche in grado di proporre servizi innovativi di marketing immobiliare come l’home staging
garantire la sicurezza dell’affare, sia gestendo con competenza le pratiche contrattuali e post-contrattuali e mettendo al riparo gli attori del mercato dai rischi dovuti a una scarsa conoscenza della materia, sia sapendo fare da tramite per i servizi accessori all’operazione immobiliare (prodotti assicurativi, finanziari, servizi di gestione utenze, partnership con arredatori, etc).

Insomma, serve ampliare la propria sfera di influenza in ottica multi-servizio, diventando non solo mediatori di case, ma anche punti di riferimento per il cliente riguardo all’intera transazione. Alle sole competenze del bravo commerciale servirà sempre più affiancare gli skills tipici di un agente di comunicazione e di un social media manager, di un geometra e di un architetto, di un commercialista e di un legale, di un mediatore assicurativo e di un agente finanziario.
Lasceresti un consiglio ai candidati che sentono di non aver trovato ancora la propria strada o a quelli che volessero ripercorrere i tuoi stessi passi?
Guardatevi dentro e capite cosa sapete fare meglio di altri. È qualcosa che può essere utile per qualche azienda? Capite in quale settore quelle potenzialità che avete dentro potrebbero essere un valore aggiunto. A quel punto vi basterà comprendere in cosa migliorarvi, cosa studiare e su cosa aggiornarvi, per diventare dei professionisti richiesti e ambiti in quel settore. Certo, facile a dirsi, meno facile a farsi. In ogni caso, in bocca al lupo!

Il progetto formativo di SCR per affrontare il mutevole “mare del lavoro”

Dopo il successo della precedente edizione, torna anche quest’anno il progetto formativo di SCR dedicato a manager, aziende e professionisti, organizzato insieme a RetePMI Romagna e Federmanager Forlì-Cesena. Ecco le novità.
Perchè un percorso di formazione dedicato alle imprese
Il mercato del lavoro, in questi ultimi anni, è profondamente cambiato: dalla sicurezza e dalla stabilità date da un contesto solido e incrollabile come la roccia, siamo passati ad un universo professionale mutevole come il mare, in cui imprese, relazioni e persone sono in continua evoluzione, e bisogna mettere in atto tutte le proprie risorse per cercare di restare sulla cresta dell’onda. In un simile contesto, in cui ogni giorno cambiano le professioni, l’organizzazione aziendale e le competenze richieste, limitarsi a lasciarsi trasportare dalle correnti significa perdere la rotta e, spesso, tornare indietro.

Bisogna perciò indirizzare la propria navigazione tramite competenze e strumenti derivanti dalla formazione e dall’apprendimento continuo, che non solo permettono di continuare nel proprio percorso, ma rendono anche in grado di adattarsi ai cambiamenti del mondo lavorativo e superare con successo periodi di bonaccia o una mareggiata imprevista.
Accanto alle sfide legate alla gestione delle persone e delle imprese, i manager di oggi sono chiamati anche a gestire nuove complessità derivanti dalla trasformazione digitale
afferma Stefania Suzzi, consulente e socia di SCR.
“Alle corrette soft skill, i manager del presente e del futuro devono abbinare modalità di comunicazione, interscambio e sviluppo di network nuove che permettano all’esperienza di essere comunicata e di essere letta e compresa secondo un linguaggio nuovo.
Il rischio, diversamente, è quello di apparire più come professori di cattedra che non reali attori del cambiamento in un mondo che è diverso da ieri e sarà già datato dopodomani”, conclude.

Il progetto “Crescere Insieme è una Bella Impresa” di sviluppo ed evoluzione è quindi nato proprio per accompagnare imprenditori, manager e “gestori di complessità” in questo percorso di sviluppo e evoluzione. Per l’edizione 2019, in partenza a gennaio, sono state coinvolte le associazioni Rete PMI e FederManager, che vedranno SCR in prima linea nella conduzione di un percorso formativo costituito da incontri mensili, durante i quali si affronteranno temi legati alle situazioni e alle difficoltà quotidiane di un’impresa.
Parleremo infatti di presa di decisione e leadership, chiarezza di ruoli e comunicazione, di come valorizzare le risorse umane e gestire i giovani lavoratori, argomenti che derivano da un’esigenza realmente sentita ed espressa da manager e imprenditori, poiché, come ci racconta Stefania, “nascono da una analisi del fabbisogno che abbiamo colto proprio dalle rete di imprenditori locali che è intervenuta ai seminari svolti lo scorso anno proprio presso RETE PMI. A questi si sono unite delle suggestioni derivate dal nostro continuo interagire con imprese del territorio, e non solo.”

Un’esigenza di formazione che proviene direttamente da chi, tutti i giorni, si trova a gestire l’impresa, le persone e le situazioni complesse e che, per affrontare queste nuove sfide, sente il bisogno di confrontarsi con altri professionisti con cui ha in comune esperienze, dubbi e difficoltà.
Sarà questo un cammino in cui condivideremo esperienze e pensieri, rifletteremo su situazioni che accomunano molte aziende e sulle soluzioni applicabili per migliorare l’organizzazione dell’impresa e la gestione delle risorse al suo interno, guidati dai professionisti di SCR che quotidianamente analizzano e affrontano le complessità all’interno delle aziende, in un’ottica di sviluppo dei lavoratori e dell’impresa nel suo complesso.
Non si tratterà quindi di condividere una soluzione preconfezionata, ma di acquisire conoscenze e competenze che permetteranno ai partecipanti di costruire i propri strumenti di azione e le proprie soluzioni, adeguate alle singole personalità e ai diversi contesti aziendali, al fine di crescere come manager e come professionisti.
 

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Segui il talento prima della passione: è da lì che nasce l’energia

Hai fatto sempre lo stesso lavoro? Come sei arrivato fino a Meloni?
Per motivi familiari, anni addietro, ho dovuto lasciare la GdO dopo una significativa esperienza fatta all’interno di società multinazionali. Il lavoro mi entusiasmava tanto, ma talmente tanto che l’ho sempre considerato un arrivederci e non un addio: sia perché desideravo completarmi e formarmi in maniera continua sia perché ero – e lo sono tutt’ora –  convinto che non esista un settore così entusiasmante come quello di soddisfare i bisogni dei consumatori.
Negli anni, e pur avendo completamente cambiato settore, quasi quotidianamente ripensavo alle esperienze fatte all’interno della grande distribuzione, al misto di emozioni, fatiche e soddisfazioni che “quel mondo” era riuscito a trasmettermi: non ho mai smesso di pensare al ritorno.
Fingevo a me stesso di essere solo curioso quando leggevo gli annunci di ricerca di personale all’interno di realtà distributive, ma li leggevo con così tanta attenzione che mi immedesimavo nel ruolo.
È così che ho deciso di fare del vero e proprio scouting.
La ricerca di SCR mi ha particolarmente colpito perché conteneva tutto ciò che cercavo: un’opportunità su misura.

La distribuzione moderna, i punti vendita, il retail, le sfide, il lavoro di squadra, soddisfare un numero sempre maggiore di clienti, la fidelizzazione: quell’offerta di lavoro aveva tutti i requisiti ecco perché, pur lavorando all’estero, ho voluto tentare di “salire sul treno” delle selezioni e da oltre un anno sono approdato alla Meloni.

E quanto hanno influito i tuoi momenti di vita professionale complessi o difficili su tutto questo?
Ogni minuto, ogni secondo della mia vita professionale è stato complesso ma non difficile, le esperienze professionali maturate sono state (e tutt’ora sono) un allenamento.
Ho lavorato e vissuto per un lungo periodo anche all’estero, e così adesso posso non credere a chi sostiene che lavorare all’estero è difficile, è diverso, tutto qui.
Complessità e difficoltà sono generatori di entusiasmo, vanno cercate, affrontate per studiare la tattica e applicare la strategia per superarle, poi come per incanto entri nel vortice della positività contagiosa.
Com’è avvenuta la tua evoluzione da District Manager a Responsabile Vendite Retail?
Durante le fasi della selezione mi hanno colpito molto le frasi dell’amministratore Marco Meloni, in particolare l’affermazione
azienda e candidato devono prima scegliersi a vicenda e poi condividere il percorso.
Il ruolo di District Manager mi ha permesso di conoscere a fondo i processi aziendali, le persone con cui collaboravo e tutt’ora collaboro, i clienti, specializzarmi sulla merceologia, attingendo di tanto in tanto dalla “cassetta degli attrezzi” e portare anche il mio know-how.
Tutto sempre caratterizzato da molta umiltà e con il focus sui risultati, al target agli obiettivi quantitativi e qualitativi, che ho raggiunto con l’aiuto di tutti i colleghi. Fu in quel momento che mi venne affidata la responsabilità delle vendite dell’intera catena Retail, l’equilibrio tra risultati e la dimostrazione di saper fare squadra ha permesso tutto questo.

Quali sono stati, nel tuo percorso di crescita professionale, il ruolo della formazione e il ruolo dell’esperienza sul campo?
Senza formazione, autoformazione e lavoro “on the job” non sarei mai arrivato proprio da nessuna parte, esercito ancora oggi tutto questo e non smetterò mai di farlo.
Non puoi comprendere i bisogni dei clienti se non ci stai assieme, non puoi condividere i successi dei collaboratori se non sai che cosa fanno o che cosa sono capaci di fare.
Crescere professionalmente ti aiuta anche a vedere le attività ed i processi di lavoro da un’altra prospettiva, se poi le applichi ti rendi conto che accadono cose meravigliose.
In cosa consiste la parte più difficile del tuo lavoro? E la più divertente?
Ogni parte del mio lavoro è difficile e divertente allo stesso momento, quando lavori a stretto contatto con i clienti e con i collaboratori ci sono tante difficoltà che risolvi divertendoti; potrei fare tanti esempi e tutti concreti, anticipare i bisogni dei clienti – non è facile tra mode, trend – e fare in modo che ogni collega sia motivato a superarsi ogni giorno è complesso.
Lasceresti un consiglio a chi volesse ripercorrere le tue stesse orme?
Certamente, quello di seguire il proprio talento prima di ogni passione, è dal talento che trovi l’energia; cercare di comprendere quale è il tipo di azienda che riesce a fartelo esprimere, il talento ti aiuta anche a capire i valori dell’organizzazione per cui lavori e quando la comprendi e la condividi allora la passione fa tutto il resto.
Aggiungo, come consiglio, quello di essere concreti, a volte la sola passione ti porta fuori strada e allora o sei capace di reagire ai fallimenti oppure ascolta anche altro (il talento) oltre alla passione. Un esempio? Personalmente ho una grande ma grande passione per la fotografia ma non ho il talento e potrei acquistare anche la migliore macchina fotografica al mondo, le mie foto non saranno mai perfette, quindi ho due scelte: accettarmi per quello che sono nella fotografia o lasciar perdere.
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In questo articolo abbiamo parlato di Meloni Walter S.p.A

Azienda commerciale con due canali di business, attivi nel Centro Italia: Ingrosso e Retail. La Meloni Walter S.p.A. è in grado di unire l’esperienza e la professionalità di oltre 40 anni di attività alle esigenze quotidiane di business, attraverso un esteso catalogo prodotti, più di 8.000 referenze, dedicate all’igiene e cura di persona e casa e tramite un servizio logistico capace di evadere mediamente 7.500 colli al giorno con obiettivi di qualità, precisione e puntualità nella consegna, peculiarità che distinguono l’operato della Meloni. Il prezioso know how creato con la gestione di una catena di Punti Vendita, SMOLL, consente di offrire suggerimenti e consigli utili per ottimizzare la gestione dei Punti Vendita o catene di negozi.

L’arte del pizzaiolo reinventata da Berberé: intervista a Salvatore Aloe

Abbiamo parlato qualche giorno fa del caso Berberè, l’azienda nata dalla passione di due fratelli calabresi, Matteo e Salvatore Aloe, che si pongono l’obiettivo di portare nel panorama ristorativo una pizza differente.
Quando hanno iniziato questa avventura, si erano ripromessi di mantenere l’anima pop della pizza, pur valorizzandola da un’attenta ricerca delle migliori materie prime, dalla continua sperimentazione e dall’esperienza dei propri artigiani.
Per questo motivo, nel 2010 è nata Berberè light pizza & food a Castel Maggiore (BO), a cui negli anni successivi sono seguite le aperture di altri cinque ristoranti a Bologna, Firenze, Torino, Milano, Roma e due nella provincia di Londra. Il resto è già storia: premi, rinascimenti e fatturati da milioni di euro,
Ne abbiamo parlato con Salvatore Aloe.
Com’è nata l’idea di dar vita a una pizzeria artigianale, che ha anche un vero e proprio manifesto?
Molto semplicemente, in realtà, avevamo una grande passione per la cucina e per la ristorazione e ci siamo chiesti, dieci anni fa, come mai nessuno o pochissimi parlavano e, soprattutto, realizzavano pizza di qualità. Da questo pensiero ci siamo messi a studiare e lavorare e per racchiudere quanto può esserci attorno al mondo pizza… e c’è voluto un manifesto!
Nell’ideare i valori dell’azienda, che importanza è stata data alle risorse umane?
Valorizzare la pizza è stato il nostro pallino fin dall’inizio. Abbiamo capito che per farlo bisognava mettere insieme competenze e studio. La nostra pizza è frutto di tanto lavoro di ricerca delle materie prime, di studio degli impasti, di sperimentazione delle farine e di cura nella preparazione e nella formazione del personale (sia di chi sta in cucina sia di chi è in sala), questo è un punto fondamentale perché solo così si preserva l’artigianalità del cibo italiano più amato, formando tanti artigiani veri.
Oltre alla scelta degli ingredienti, date molto risalto alla cultura che c’è dietro la vostra offerta. Quanto è importante per la vostra azienda aver ottenuto il presidio Slow Food e aver ottenuto l’Alleanza Slow Food dei Cuochi?
Certo, sono riconoscimenti che, assieme a tutti gli altri ottenuti in questi anni, ci riempiono di orgoglio. Ma la cultura aziendale è quello a cui teniamo di più: senza cultura aziendale, senza unione di intenti, senza conoscenza, sarebbe impossibile fare quello che stiamo facendo.
Quali sono state le valutazioni dietro la scelta di adottare uno stile comunicativo così narrativo anche nel menù?
La nostra ristorazione nasce da un sapere che passa da persona a persona, che non è solo trasmissione di nozioni tecniche ma anche di emozioni e sentimento. Per noi la tradizione è importantissima, in quanto siamo partiti proprio dalla grande tradizione italiana dell’arte della pizza, con l’obiettivo di valorizzarne l’artigianalità e l’eccellenza. Avendo questa base l’innovazione diventa un innesto fondamentale per migliorare. far arrivare tutto questo, senza annoiare (siamo sempre una pizzeria!) al numero più grande possibile di clienti è fondamentale

Come descriveresti la crescita delle pizzerie Berberè in solo 3 parole? Quali sono gli step futuri?
Organica, travolgente, almeno fisicamente per me 🙂 , sostenibile.
L’idea di creare un gruppo di persone che voglia professionalmente occuparsi di ristorazione ci spinge a programmare una crescita nelle principali città italiane e guardare al mercato estero.
Come avete conosciuto SCR? Lascieresti un consiglio alle aziende che, come voi, potrebbero aver bisogno di aprirsi a un percorso di consulenza organizzativa?
Abbiamo sempre pensato che la chiave di una ristorazione moderna sia la valorizzazione delle risorse umane, non solo come slogan ma fattivamente. A noi piace pensare che alle persone devi non solo dire di cosa l’azienda ha bisogno e cosa bisognerebbe fare, ma devi fornire gli attrezzi del mestiere, che sono tanti e vari, e che si modificano nel tempo più velocemente di quanto si possa pensare.
Avere un supporto in questo percorso organizzativo era fondamentale. SCR è stata selezionata tra le varie aziende del settore per la capacità di adattarsi al nostro mondo e le affinità elettive e non solo che sono nate durante il percorso.

La ricetta del successo: intervista a Gianni Babbi

“Nella nostra Azienda da sempre convivono due anime: il mondo del laboratorio, cioè gelateria e pasticceria, e il mondo del dolciario specializzato” racconta Gianni Babbi, marketing manager dell’azienda di famiglia, quando lo incontriamo e inizia a raccontarci il punto di vista di chi si è = fatto conoscere grazie all’arte del Saper Fare tipico italiano.
Abbiamo introdotto la storia di impresa nell’articolo “Il cammino di un’azienda italiana per diventare riferimento nella fornitura professionale” . Ecco, ora, l’intervista completa.

Perchè la scelta di lavorare in questo settore, dedicandosi ai maestri gelatieri e ai professionisti del settore?
Gli ingredienti per il laboratorio rappresentano la nostra attività commerciale principale e si rivolgono a un canale di vendita di specialisti gelatieri o pasticceri. Per poter interagire facilmente con loro è indispensabile una profonda formazione tecnica e culturale, prima ancora che commerciale, e questa passa attraverso corsi di formazione specifici che aiutano prima di tutto ad utilizzare lo stesso linguaggio degli operatori del settore, ma anche approfondire quella competenza tecnica che permette di rispondere alle innumerevoli domande che i professionisti del settore pongono durante gli incontri.
La passione per questo settore è unica; è “l’amore per un settore che ti permette di trasformare semplici ingredienti in opere irripetibili”!

Cosa significa per voi sperimentare costantemente, cercare soluzioni per prodotti irripetibili?
La sperimentazione fa parte del nostro DNA. Ricerca, acquisizione di informazioni e dati e loro approfondimento sono alla base della filosofia che guida il nostro operato quotidiano. Uno sperimentare che nasce dalla continua innovazione miscelata con la profonda attenzione alla tradizione: questa è la spina dorsale di BABBI, la struttura solida su cui costruiamo il nostro presente e il nostro domani.
Quanto è stato importante per voi lavorare alla selezione di giuste figure commerciali per l’espansione del vostro mercato?
Come sempre per crescere è fondamentale trasferire compiti e responsabilità a colleghi e collaboratori che siano capaci di farsene carico. Per l’espansione della nostra Azienda abbiamo seguito questo percorso: abbiamo distribuito oggi queste responsabilità su più figure, in parte cresciute in un percorso formativo interno, e in parte cercate sul mercato.
Babbi considera il rapporto col cliente non solo centrato sulla vendita del prodotto ma sulla trasmissione dell’identità aziendale. Perchè questa scelta?
La “vendita del valore” è la chiave di volta del nostro rapporto con il cliente. Chi è BABBI, cosa è BABBI, cosa fa BABBI per far crescere il business del proprio cliente sono elementi strategici per spostare l’attenzione su una serie di valori che vengono prima del prodotto e sono al di sopra del prodotto. Certamente il prodotto deve rispondere a questa vendita di valore e, soprattutto, deve rispettare le aspettative del cliente.
 

Qual è il ruolo della formazione nella vostra esperienza aziendale?
Riteniamo che la formazione sia fondamentale della nostra attività professionale. Innanzitutto l’attività di formazione per noi, per i nostri collaboratori interni, per i nostri collaboratori esterni. Ma anche la formazione verso il mercato, per i clienti: quella formazione che li aiuti a comprendere più facilmente i valori del loro operato, che li aiuta a crescere, a spaziare in ambiti che si aggiungono alla più tradizionale attività di approfondimento tecnico di laboratorio. Un’attività che favorisca competenze di marketing, di design, di rapporti relazionali. “Un’attività che trasferisca cultura e che aiuti le persone a crescere”.
Leggi l’approfondimento nella Storia di Impresa, “La Leadership efficace secondo Babbi”. 

Dalla tesi di laurea al lavoro “dei sogni”

A partire da questa occasione, una particolare rubrica fissa sarà dedicata alle testimonianze dei candidati di SCR che hanno trovato il lavoro desiderato. Attraverso le interviste, conosceremo il dietro le quinte del recruiting, della selezione fino alla nascita di un contratto di lavoro, e vederemo come si trasforma un CV in un volto, un ruolo e nell’ impatto che una persona porta in azienda non solo in competenze ed esperienze, ma anche sottoforma di idee, visione e progetti di crescita.
Vulcaflex e il mondo del risk thinking
Oggi parliamo con Claudia Cappelletti  e, grazie a lei, entramo in Vulcaflex, una società leader nella produzione di foglie e film calandrati e spalmati, che da sempre ha adottato una strategia di diversificazione dei mercati, fra cui quello dell’Automotive.

“Il mondo Automotive, attraverso gli standard ad esso collegati e associazioni di OEM quali AIAG e VDA, hanno individuato nella tecnica della FMEA (Failure Mode and Effect Analysis) un valido strumento per l’individuazione e l’analisi dei rischi connessi sia alla fase di progettazione (Design FMEA) sia alla fase di produzione (Process FMEA)” spiega Claudia,  “il mio lavoro di FMEA Specialist, quindi, si inserisce in questo contesto. È mio compito, all’interno di Vulcaflex, l’applicazione del Risk Based Thinking, ossia l’analisi dei processi produttivi e di progettazione dei materiali al fine di individuare potenziali fonti di rischio e quindi di miglioramento della nostra efficienza produttiva, intesa in termini di deviazione dagli intenti di progetto e requisiti imposti dal cliente e dalla normativa”.
Quali competenze ci vogliono per questo ruolo?
“La più importante è un forte orientamento al Problem Solving, necessario per arrivare a individuare la vera root cause dei problemi e formulare azioni correttive per il miglioramento continuo dei nostri processi”.
Altre skill che bisogna avere?
“È necessario sapersi orientare all’interno di un impianto produttivo e conoscere le tecniche di ottimizzazione e miglioramento dei processi, è importante conoscere le basi del trattamento statistico dei dati al fine di poter analizzare i dati del processo produttivo e pesare l’occurency e la severity dei problemi”.
Il tuo lavoro comporta la gestione di team multidisciplinari: quanto il confronto è importante per il miglioramento dei processi produttivi e quali sono le difficoltà da superare?

“Tutte le tecniche del problem solving prevedono, nelle fasi preliminari, l’analisi e la scelta di un team idoneo, in termini di competenze, da interpellare nelle fasi esecutive. Quindi sapere individuare e contestualizzare correttamente il problema aiuta nel comporre correttamente il team di analisi. Una volta fatto questo, lavorare in team, valorizzando tutte le idee ed opinioni che le persone portano sul tavolo, è fondamentale.
L’approccio deve necessariamente essere che non esistono idee stupide, anzi, nella mia esperienza, le migliori soluzioni nascono dai sentieri poco battuti, da quelle idee dette davanti alla macchinetta del caffè o sotto voce perché magari un po’ fantasiose e fuori dagli schemi”.
Adotti delle metodologie particolari per farlo?
“La prima cosa che incoraggio durante una sessione di FMEA o, in generale, di problem solving, è un giro di brainstorming fra tutti i partecipanti a cui successivamente faccio seguire una discussione e prioritizzazione, per importanza e pertinenza, delle idee messe sul tavolo”.
Provando a valutare te stessa, quanto credi abbiano inciso le tue skill tecniche e quanto le tue skill umane durante il processo di selezione, fino alla scelta finale?
“Ritengo sia stata una scelta basata su entrambi gli aspetti: gestire dei team di analisi richiede in egual misura skill tecniche, in termini di esperienza sui processi e di conoscenza e applicazione delle tecniche di problem solving, per poter sostenere la discussione ed eventualmente indirizzarla verso le risoluzione che sono il giusto compromesso in termini di costi/benefici, ma richiede anche skill umane, le cosiddette soft skills, che devi avere per portare le idee di tutti sul tavolo, assicurandosi così la miglior analisi del problema e la garanzia di non aver trascurato nessun punto di vista. Più sono le prospettive da cui si analizza un problema e più si è vicini alla garanzia di non aver trascurato nulla”.
Prima di entrare in Vulcaflex, lavoravi in una società di consulenza: quali differenze hai riscontrato tra i due contesti aziendali?

“È difficile comparare i due contesti in quanto si tratta di realtà molto diverse: nel mondo della consulenza la quotidianità è molto frenetica e costellata di scadenze ed esigenze spesso inderogabili a cui far fronte nel breve-medio periodo, spesso in contemporanea su più progetti; usando un’analogia sportiva, direi che la consulenza è una corsa sui 100 metri con sprint finale; tuttavia ritengo la consulenza una palestra professionale, in cui, proprio perché ogni giorno si affrontano problematiche ed esigenze diverse, permette di sviluppare caratteristiche fondamentali nel mondo del lavoro come la flessibilità e la capacità di analizzare i problemi vedendoli sotto diverse prospettive, inoltre si sviluppano più competenze a livello tecnico che poi permettono di essere molto appetibili nel mercato del lavoro.
Nel contesto aziendale, invece, è molto forte il senso di appartenenza e la consapevolezza di lavorare per raggiungere tutti un unico obiettivo, si ha la certezza di far parte di qualcosa e che la corsa per raggiungere il traguardo è una staffetta dove ognuno porta la sua parte di competenza e capacità; i ritmi e le esigenze sono dettate dagli obiettivi che l’azienda si da e dai progetti in corso”.
I tuoi studi sono in linea con il tuo attuale lavoro?

“Il mio percorso professionale si è delineato a partire dalla scelta della tesi di laurea, dove ho scelto l’argomento che più mi aveva appassionato durante i 5 anni di studio e l’ho sviluppato: l’affidabilità nell’industria di processo e la risk analysis. Una volta terminati gli studi ho scelto di continuare su questa strada nel mondo della consulenza e ora in Vulcaflex. Quindi direi che sicuramente i miei studi sono stati fondamentali nel determinare e sviluppare il mio percorso e la mia futura carriera”.
Cosa consiglieresti a tutti coloro che volessero fare lo stesso percorso professionale?
“Molto semplice: seguite ciò che vi appassiona, tenendo sempre un occhio su quelle che sono le richieste del mondo del lavoro. Createvi un percorso che gratifichi voi stessi e la vostra curiosità e che vi faccia crescere ogni singolo giorno: un giorno dove non si impara nulla è un giorno sprecato”.
Come ti vedi, professionalmente parlando, fra cinque anni?
Mi vedo curiosa e circondata da ottimi professionisti con cui accrescersi a vicenda, in termini non solo lavorativi ma anche e soprattutto umani.

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