Riflessioni

La storica rubrica di SCR torna protagonista anche nel nuovo progetto editoriale del gruppo, con i tradizionali momenti di pensiero, condivisione e commento sulle notizie di attualità che, direttamente o indirettamente, toccano il nostro settore. Strapperemo “confidenze” e momenti inediti dalle scrivanie dei team che gestiscono rectuitment, selezioni, consulenze e progetti speciali.

Caduta nella rete

Mi risulta strano pubblicare sui social questa riflessione, che è una critica alla possibilità di dialogo e di confronto attraverso questi canali.
In questi giorni sto riflettendo sul fatto che i canali di comunicazione social non sono in realtà per nulla interattivi. I botta e risposta relativi ad un argomento non sono dei veri e propri scambi comunicativi generativi.
Quello che l’una parte mette sul piatto viene a modificare il corso della conversazione generando uno scambio di idee nuovo e diverso da quello che uno avrebbe immaginato di portare in astratto, senza l’altro di fronte.
I botta e risposta sui social assomigliano a una serie di post it, di comunicati, di volantini informativi che non si mescolano con le comunicazioni dell’altro. Spesso le risposte non assomigliano per nulla alle domande o non approfondiscono veramente il tema al quale si è risposto.
Le risposte, e le conseguenti spesso concitate e poco approfondite successive opinioni, sembrano l’occasione per esprimere il proprio punto di vista (spesso in opposizione) su qualcosa che se e quando c’entra, non era il focus dell’argomento. È un po’ come se io, di fronte a una bibita ghiacciata, con i piedi nella sabbia, guardassi il mare e dicessi al mio interlocutore: “certo che il tramonto in spiaggia è bellissimo…” e lui mi rispondesse: “chi ha voglia di camminare può vedere albe stupende sulle dolomiti…”.
Sui social questo tipo di comunicazione è normale, nella vita vera sarebbe surreale.
A me questo tipo di comunicazione genera un po’ di ansia e anche di frustrazione.
Io non sono nata sui social e il mio mondo è la realtà fisica fortunatamente molto più di quella virtuale, le mie comunicazioni più vere sono di persona. A me anche sui social, come con i piedi nella sabbia, verrebbe di rispondere: “si certo, chi dice il contrario?” oppure “vuoi dirmi che mi piace il mare perché non ho voglia di camminare?”. Se però questa fosse la risposta nella realtà fisica al massimo l’altro risponderebbe con una risata dicendo che tutto è bello, sui social invece infiammerebbe la polemica. E giù di insulti e via….
Credo che il senso di frustrazione legato a questo scambio per post-it che non permette realmente di generare nuova comunicazione dalla comunicazione stessa, non sia solo mio e forse è alla base della violenza e della polarizzazione dei giudizi presenti sul web. La frustrazione genera rabbia che genera aggressività…
Io sono spaventata dall’essere insultata sul web ma cerco di non limitarmi (e non lo faccio di certo) nell’esprimere le mie opinioni o portare informazioni perché abdicare significherebbe per me smettere di dare il mio contributo anche se nessuno me l’ha chiesto. Amo il confronto e vorrei capire veramente il punto di vista di tutti e da dove arriva.
Fa parte del mio lavoro conoscere le persone e lo trovo una cosa bellissima. Questo mi porta a partecipare a discussioni cercando di approfondire e capire.
Ogni volta però cerco di evitare polemiche e interrompo qualsiasi diatriba non appena mi accorgo che la conversazione vira su estremismi, frasi fatte o giudizi senza merito. Qualche volta me ne accorgo tardi, mi faccio prendere dal desiderio di una conversazione generativa in un ambiente virtuale che ho capito non la supporta.
Ed ecco che allora la frustrazione aumenta quando, rileggendo le mie conversazioni, mi accorgo di essere anch’io…. caduta nella rete….

Vi presento il Magazine di SCR

Questo è stato sicuramente un bel modo di festeggiare il decimo compleanno di SCR. Il Magazine è stata un’idea stimolante per mesi, oggetto di riunioni, team di lavoro, telefonate, trasferte, interviste alle aziende. Ma è stato anche un modo per studiare, lavorare a un nuovo progetto, per dare forma alle abitudini notturne di scrivere Riflessioni e strutturare nuovi processi aziendali.
Abbiamo scelto di aprirci adesso a un progetto così speciale perché, per noi, questo momento non è solo un punto di arrivo del nostro cammino, ma anche un nuovo punto di partenza all’interno di un ciclo evolutivo delle risorse umane che ci vede protagonisti personalmente, non solo come recruiter e consulenti. Infatti, é stata proprio la riflessione intorno alle Risorse e alle Relazioni Umane, con un particolare focus sulle Persone prima che sul Lavoro, a portarci fisiologicamente a parlare di nuove competenze, professioni emergenti e mondo digitale, per tracciare una linea critica sul mondo del lavoro che rappresenta il nostro punto di vista e il nostro metodo.
Oggi il Magazine di SCR vede per la prima volta la luce e, attraverso la proposta di questo nuovo canale di comunicazione, lanciamo ufficialmente la realizzazione di idee a cui abbiamo lavorato con l’obiettivo di dare un’identità digitale inedita a SCR, portando l’istituzionalità della comunicazione consulenziale per la prima volta nel mondo dei social media, con tutti gli annessi e connessi. Fare consulenza e Parlare di consulenza sono due cose molto diverse e per niente legate tra loro: ci sono il segreto industriale, i dati economici, il bisogno di innovazione su cui le aziende non hanno voglia di aprirsi.
Non avevamo punti di riferimento né esempi da seguire e, quando abbiamo iniziato questo viaggio, abbiamo camminato al buio, cercando di accendere la luce grazie all’intuizione.
Le difficoltà nascono quando si vuole rendere “commerciale” un settore che non lo è, proponendo una comunicazione che sia alla portata di tutti. La nostra è una neonata avventura innovativa che opera nel settore delle Risorse Umane e dell’Organizzazione: non vendiamo prodotti,  non replicchiamo gli stessi progetti in tutte le imprese, quindi non abbiamo “esempi” di quello che succederà, ma solo “buone testimonianze” su un bene, la Conoscenza, assolutamente intangibile.
Il nostro lavoro è proprio questo: metterci di fianco alle persone e alle aziende, comunicare con loro e trasmettere tutte quelle informazioni preziose per guidarle verso scelte consapevoli, migliorare i rendimenti delle loro attività e contribuire al benessere negli ambienti di lavoro.
E quali sono oggi le migliori scelte strategiche che ci potevano aiutare a comunicare chi siamo, ad arrivare alla gente con le nostre proposte, se non quelle che ci permettono di costruire la nostra presenza sul web?
Possiamo dire di essere felicemente riusciti ad arrivare in cima alla montagna e che, dopo aver costruito un apparato di strumenti di condivisione grazie a Facebook, Twitter e Linkedin, ora il nostro progetto editoriale ci accompagnerà vero la nuova stagione digital di SCR.
A partire da oggi, e settimanalmente, scoprirete chi c’è dietro SCR, quali sono i professionisti che accompagna e le aziende sono coinvolte nelle consulenze, oltre ai commenti alle notizie di attualità e alle nostre consuete riflessioni.
Per adesso abbiamo scelto di vestire questo Magazine con un abito essenziale, semplice, che non strappi il click in più, ma si relazioni con la persona che ha deciso di essere nostro lettore e vuole prendersi un momento con noi.
Ci auguriamo intanto che il Magazine cresca nella migliore direzione per tutti noi e che diventi un punto di ritrovo per il confronto, la conoscenza e l’ispirazione di chi ama costruire il presente, piuttosto che restare ancorato a un “passato malinconico” o a un altrettanto “futuro incerto”.
Benvenuti.

Voglia di approfondire: quanta fatica?

Esperienza ed entusiasmo, voglia di mettersi in gioco e paura di sbagliare. Non sono questi i temi su cui ci confrontiamo quando, sul lavoro, vogliamo essere riconosciuti e vogliamo lasciare il segno?
Spesso, oramai sempre più, mi ritrovo a lavorare su temi che attengono il fatidico “scontro generazionale”, abbiamo già scritto sul tema raccontando come la generazione dei giovani (dai 30/35 in giù), sia lontana anni luce dalla generazione precedente, separata da competenze attinenti il mondo digitale, portatrice di un’idea di mondo che, per certi versi è più vicina (con tutti i collegamenti possibili sia online, che grazie ad un diverso modo di viaggiare) e per altri versi è più spaventata, forse disillusa dalle possibilità che il mondo che ci si trova davanti sembra offrire.
Sicuramente quella voglia di poter dire la loro e di sentirsi con un feroce desiderio di essere coinvolti, fare carriera, dire la cosa giusta al momento giusto, apparteneva anche a noi alla loro età.
Vi ricordate quando si arrivava con tutti i concetti freschi di studi e si pensava che Tu e solo pochi altri avevano la soluzione corretta?
Cosa realmente sta cambiando e, a mio avviso, rischia di divenire rischioso, è che non si valuti più quel giusto apporto del “sapere fare le cose”.
“Sapere fare le cose” attiene ad un elemento che ha sì a che fare con le competenze acquisite, ma ha ancor di più a che fare con l’acquisizione di elementi di analisi e comprensione del contesto che sono collegati maggiormente all’esperienza.
Non fraintendetemi, non sto tirando acqua al mio mulino di non più giovanissima, al contrario. Sto riflettendo sul fatto che muoversi in un era dove le variabili da analizzare sono sempre maggiori, dove la complessità è diventato un nuovo paradigma da tenere in considerazione, necessita la volontà di allenarsi alla fatica.
La fatica di non comprendere immediatamente, la fatica di voler andare ad approfondire i temi, la fatica di non lasciarsi andare a semplificazioni.
La fatica di mettersi in discussione e parlare ed avvicinarsi con umiltà, ma sempre con una grande curiosità alle generazioni dei giovani, quelli che sembrano distratti, quelli che sembra che non ti ascoltino, per portarli a comprendere che è solo con l’integrazione delle diverse competenze ed è solo con una forte dedizione che ci si può allenare a guardare il mondo da diverse angolature e si può prendere spunto, in quel momento si, a decidere cosa e come si vuole crescere.
Considerando la crescita come un processo che non si interrompe alla soglia dei quarant’anni. La crescita è data dalla voglia continua di stupirsi e di approfondire scoprendo sempre nuove possibilità, sia di comunicazione che di conoscenza.
In questo momento, dove sembra che la paura ci attanagli, lasciamoci trascinare dall’entusiasmo della nuova generazione e a questa, senza la strenua volontà di applicare processi gerarchici, affidarci per nuove forme di collaborazione e di commistione di punti vista e di voglia di approfondimento.
Viaggiare nella conoscenza è da sempre il viaggio più entusiasmante.

Caricamento